MYMICROGALLERY presenta la mostra "ORIZZONTE DEGLI EVENTI" A cura di Stefania Carrozzini - Inaugurazione: 19 MARZO, 2026 - ore 18.00 - 20.00 - Via Giovanni Boccaccio 24, 20123 MILANO
ORIZZONTE DEGLI EVENTI
A cura di Stefania Carrozzini
Inaugurazione:
19 MARZO, 2026 - ore 18.00 - 20.00
Via Giovanni Boccaccio 24,
20123 MILANO
www.mymicrogallery.com
19 MARZO – 31 MARZO, 2026
STEFANIA CARROZZINI, ELENA DELL’ANDREA,
IDA FATTORI, CHRISTIANE FLESSNER
ARMANDO PELLICCIONI, TIZIANA PRIORI, NORA SANZ HERMAN
MyMicroGallery è lieta di annunciare ORIZZONTE DEGLI EVENTI, una mostra a cura di Stefania Carrozzini che si inaugura il 19 Marzo a Milano ( fino al 31 marzo). La galleria è anche luogo abitativo, uno spazio d'arte situato nel centro storico, noto per la sua atmosfera intima e l'attenzione alla ricerca artistica contemporanea.
Attraverso diversi linguaggi espressivi, gli artisti offrono interpretazioni personali ma universali sul confronto tra l'uomo e lo spazio cosmico, indagando dimensioni sconosciute e motivati da desiderio di conoscenza e dal dialogo tra arte e scienza.
Orizzonte degli eventi è un progetto internazionale ispirato all'astrofisica: il termine "Orizzonte degli eventi" definisce il confine invisibile che circonda un buco nero, oltre il quale nessuna informazione può tornare indietro. In questa mostra, il concetto viene reinterpretato come metafora dei limiti psicologici, emotivi e percettivi, momenti in cui lo spettatore è attratto da esperienze che non possono essere pienamente comprese o risolte.
Le opere indagano stati di sospensione e attrazione; suggeriscono spazi sia materiali che mentali e introducono soglie fisiche e immaginarie, alterando il movimento e il senso della scala dello spettatore. Insieme, queste opere creano un ambiente in cui visibilità e scomparsa, controllo e resa, presenza e assenza coesistono. Piuttosto che illustrare un fenomeno scientifico, Orizzonte degli Eventi lo traduce in una condizione esperienziale, invitando il pubblico a soffermarsi ai margini della comprensione, ad abitare l'incertezza e ad affrontare l'instabilità che emerge quando i punti di riferimento familiari si dissolvono.
La mostra non riguarda l'attraversamento della soglia, ma il permanere con essa, in quella zona fragile in cui la percezione cambia e il significato viene continuamente riconfigurato. Ma cosa c’entrano i buchi neri con l’arte? Può l’arte collassare e divenire un unico spazio insondabile, una singolarità in cui non si possono più applicare le regole della comprensibilità? Le creazioni artistiche si schiudono brillando. Eppure, malgrado questo luccicare, esse corrono sempre il rischio anche di chiudersi. E le opere d’arte, proprio come le stelle che a un certo punto collassano, possono lasciare il posto a buchi neri.
I buchi neri sono regioni del cosmo in cui la forza di gravità è talmente grande da impedire a qualunque cosa, persino alla luce, di fuoriuscire. Una delle loro caratteristiche è la capacità di risucchiare qualunque cosa vi si approssimi troppo. Come nel caso del Big Bang, comportano una singolarità gravitazionale in cui la densità della materia ha valori elevatissimi a fronte di un volume estremamente ridotto. Lo spazio-tempo curva talmente da rendere non più valide nemmeno le leggi legate alla relatività. Come ha spiegato Stephen Hawking, la teoria della relatività generale prevede un punto nell’universo in cui la teoria stessa fallisce. Questo punto è un esempio di ciò che i matematici chiamano singolarità. In effetti, tutte le nostre teorie scientifiche si arrendono di fronte alla singolarità del Big Bang, dove la curvatura dello spazio-tempo è infinita.
L’orizzonte degli eventi possiamo immaginarlo come una linea di confine invalicabile oltre la quale, non solo quel che è all’interno del buco nero non può uscire (la velocità di fuga equivale alla velocità della luce) ma gli eventi, appunto, non sono più osservabili da fuori. Il discorso si fa oscuro e per uscirne c’è bisogno di luce. Una realtà fatta di caos che mina continuamente l’ordine, per farci capire che la ragione, il calcolo, arrivano solo fino a un certo punto e quel punto è proprio la prossimità dell’Orizzonte degli Eventi (o la soglia dell’inconscio, o del perturbante).
Ecco, l’arte è questo, credo: l’immaginare a occhi chiusi cosa possa esserci oltre quel confine. L’orizzonte degli eventi, è la metafora del nostro bisogno di varcare quel confine e solo quando ci abbandoneremo all’ignoto, quando lo interrogheremo, riusciremo almeno a sostare sulla soglia sollecitando le eterne domande: che cosa significa tutto questo? Perché la vita ? Perché la morte? Noi siamo parte del gioco, ma non sappiamo chi dà le carte.
L’arte, non ha un significato univoco ma relativo, si fonde nel mare dell’interpretabilità, a volte riemergendo perché ciò che muove l’artista è insondabile e profondo, è oscuro come il fondale delle acque in cui s’immergono e si arenano interpretazioni e teorie. Come il rincorrersi di azione e stasi, di sonno e di veglia, nel ciclico corso della vita e del cosmo.
Per informazioni : stefaniacarrozzini@gmail.com
T. + 39 3384305675
Orari galleria: Su App.

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