Gallerie d'Italia presenta la mostra "Bellezza e Bruttezza. Ideale, reale, caricaturale nel Rinascimento" - inaugurazione giovedì 9 luglio 2026

 

Bellezza e Bruttezza.
Ideale, reale, caricaturale nel Rinascimento



Giovedì 9 luglio dalle ore 19:00 alle ore 21:00 (ultimo ingresso ore 20:30) partecipa all'apertura in anteprima gratuita della mostra in partnership con Bozar-Centre for Fine Arts Brussels.

Le Gallerie d'Italia - Milano, dal 10 luglio al 18 ottobre 2026, presentano la mostra “Bellezza e Bruttezza. Ideale, reale, caricaturale nel Rinascimento", curata da Chiara Rabbi Bernard, in collaborazione con Bozar-Centre for Fine Arts Brussels.

La mostra affronta il complesso rapporto tra Bello e Brutto tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento, mettendo in evidenza come queste due categorie, inscindibili fin dall’antichità, assumano nuovi significati nel contesto rinascimentale. Se nel primo Rinascimento la Bellezza è ancora legata ai canoni matematici dell’ideale classico, la Bruttezza emerge come deviazione dal modello, spesso associata a una rappresentazione realistica della “vera Natura”. Nel corso del Cinquecento, con il progressivo affrancarsi dell’Arte dai canoni e dalla mimesi naturale, l’Artificio diventa strumento creativo autonomo, capace di trasformare, correggere e persino deformare la Natura, generando nuove e molteplici forme di Bellezza e Bruttezza.

Il percorso espositivo, costruito con rigore didattico e attraverso opere prestigiose di grandi maestri come Botticelli, Michelangelo, Tiziano, Dürer, Cranach e altri importanti artisti, propone un confronto tra i protagonisti del Rinascimento italiano e nord-europeo, in particolare fiammingo, per indagare costanti e varianti di gusto e stile. Dall’eredità dell’antico al ritratto realistico, dalle figure eccezionali di muse, mostri e prodigi al grottesco e alla caricatura, la mostra esplora il ruolo centrale dell’Artificio nel riscatto della Bruttezza e nella ridefinizione del Bello. Il percorso si conclude con la compresenza di Bellezza e Bruttezza nello stesso spazio figurativo, affermando l’idea cinquecentesca che tutto ciò che è ben imitato dall’Arte possa essere considerato Bello, dando forma a quella che verrà definita una vera e propria “bella bruttezza”.

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